Lorenzo Bini Smaghi, economista ed ex membro del board della Banca centrale europea, ha indicato una maggiore integrazione tra gli Stati membri come condizione necessaria per rafforzare il ruolo dell’Unione sullo scenario internazionale. L’intervento si è svolto giovedì sera al teatro Asioli di Correggio, nel Reggiano, durante l’iniziativa promossa dall’associazione Primo Piano e intitolata L’economia tra sfide e fragilità.
Secondo Bini Smaghi, l’Unione deve riuscire a prendere decisioni comuni in settori strategici, a partire dalla politica energetica. Oggi, ha osservato, ciascun Paese mantiene una propria linea su prezzi, aiuti e accise destinate a consumatori e imprese. Una frammentazione che, a suo giudizio, limita la capacità dei 27 Stati di affrontare crisi e cambiamenti con una strategia condivisa.
Il nodo del voto unanime
Al centro dell’analisi c’è anche la regola dell’unanimità, che in alcune materie consente a un solo governo di bloccare una decisione europea. Per l’economista sarebbe necessario superare il potere di veto e adeguare il funzionamento dell’Unione a un contesto caratterizzato da shock ricorrenti, tra conflitti, instabilità dei mercati energetici e tensioni internazionali.
Nel suo intervento, Bini Smaghi ha richiamato il confronto tra Cina e Stati Uniti, che coinvolge tecnologia, alleanze e moneta. L’Europa, ha spiegato, rischia di perdere peso se i singoli Paesi continuano a muoversi separatamente, mentre una posizione comune permetterebbe di difendere meglio gli interessi del continente.
Il rapporto con Washington
Un altro passaggio ha riguardato la politica statunitense e l’imprevedibilità attribuita a Donald Trump. L’ex esponente della Bce ha sostenuto che le oscillazioni nei rapporti con l’Europa alimentino divisioni politiche interne all’Unione. A suo parere, sarebbe un errore pensare che, conclusa la fase Trump, i rapporti internazionali possano tornare automaticamente alle dinamiche del passato: la priorità americana resta il contrasto alla Cina.
Rispondendo a una domanda sull’avanzata delle destre radicali, tra cui l’AfD in Germania, Bini Smaghi non ha escluso possibili trasformazioni dell’Unione, ma ha richiamato il peso dei vincoli concreti. Anche i governi sovranisti, ha osservato, devono fare i conti con la necessità di collaborare con gli altri Paesi, soprattutto con quelli confinanti. La politica, ha concluso, richiede pragmatismo e la capacità di lavorare insieme, non contro i propri vicini.