Nuovo capitolo nella polemica politica e mediatica nata a Reggio Emilia dopo la mancata partecipazione di alcune docenti nordamericane al gruppo di lavoro sul Reggio Emilia Approach. Al centro del confronto c’è un audio con le parole pronunciate il 6 ottobre da Maddalena Tedeschi, presidente di Reggio Children, durante una riunione della Consulta Infanzia Città.
Quel giorno, mentre alcuni attivisti protestavano davanti al Centro Internazionale Loris Malaguzzi contro l’arrivo in città di docenti ed educatori delle scuole ebraiche, all’interno della struttura era in corso la presentazione della Carta per una educazione democratica e partecipata. Nel corso dell’incontro, Tedeschi avrebbe riferito che alle scuole coinvolte sarebbe stata richiesta una presa di distanza esplicita dalle politiche del governo israeliano, in relazione alla guerra e alla situazione nella Striscia di Gaza.
Le versioni sulle richieste
Il concetto era stato riportato anche nel comunicato stampa diffuso da Reggio Children il 7 ottobre. Tuttavia, secondo quanto ricostruito nel testo, non sarebbero state richieste abiure né dichiarazioni formali da sottoscrivere. Nelle dichiarazioni ufficiali del sindaco Massari, pubblicate il giorno successivo sul sito del Comune, si parlava invece della volontà di aprire un dialogo con gli educatori e di condividere con loro un ulteriore impegno nella difesa dei diritti dei bambini, nei territori occupati come nel resto del mondo.
La precisazione non ha evitato l’escalation del caso, alimentata anche dalla dura reazione della Comunità ebraica milanese. La vicenda è tornata all’attenzione pubblica dopo il servizio del Tgr Emilia Romagna, che ha riproposto il contesto della riunione e le dichiarazioni della presidente di Reggio Children.
La posizione di Reggio Children
Reggio Children ha successivamente chiarito che la Carta valoriale, nella quale non vengono operate distinzioni sulla base della religione o della provenienza geografica degli insegnanti, rappresenta l’unico documento ufficiale del sistema educativo reggiano. La stessa Tedeschi ha spiegato che le sue parole non intendevano introdurre un obbligo burocratico o chiedere atti da firmare, ma sollecitare un confronto e una riflessione condivisa.
Nel frattempo, 22 insegnanti israeliane hanno scelto di partecipare comunque agli incontri a Reggio Emilia, nonostante le tensioni. In una dichiarazione riportata nel testo, hanno sottolineato l’importanza di mantenere aperto il rapporto tra le persone e di preservare il dialogo educativo: «Per distinguere la luce dall’oscurità abbiamo bisogno dell’altro».