La legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito, approvata nel luglio 2026, è stata impugnata dal Governo. Il provvedimento disciplina l’organizzazione del percorso sanitario per le persone che intendono accedere al suicidio assistito, in un ambito che coinvolge diritti individuali, autodeterminazione e responsabilità delle istituzioni.
La norma regionale riguarda i pazienti affetti da malattie irreversibili, caratterizzate da sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili. Tra le condizioni previste figurano anche la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli. L’obiettivo del provvedimento è definire il percorso attraverso il quale le strutture sanitarie devono valutare le richieste.
Il percorso previsto dalla Regione
La valutazione è affidata a una commissione multidisciplinare, che può acquisire anche il parere del medico di famiglia. Nel procedimento è previsto inoltre il coinvolgimento, con un parere non vincolante, del comitato regionale per l’etica clinica con sede presso l’Ausl di Reggio Emilia. La procedura si inserisce nel quadro tracciato dalle pronunce della Corte costituzionale sul tema.
Quella sull’Emilia-Romagna non è la prima impugnazione promossa dal Governo nei confronti di una normativa regionale sul fine vita. Nel 2025 erano state portate davanti alla Corte anche le leggi di Toscana e Sardegna. In quell’ambito era stata confermata la possibilità per le Regioni di intervenire sull’organizzazione dei servizi sanitari, senza modificare i requisiti fondamentali stabiliti a livello nazionale.
Le contestazioni dell’esecutivo
Il presidente regionale Michele de Pascale rivendica la qualità del sistema emiliano-romagnolo dedicato alle cure palliative. Il Governo contesta invece che la norma garantisca un percorso realmente personalizzato di cure palliative, considerato un elemento essenziale dalla Corte costituzionale. L’esecutivo richiama anche l’incremento dei finanziamenti nazionali destinati a questo settore, che ammontano oggi a 140 milioni di euro.
Il confronto istituzionale riguarda quindi sia i limiti dell’intervento regionale sia il rapporto tra organizzazione sanitaria e requisiti sostanziali per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La questione dovrà essere esaminata dalla Corte, chiamata a valutare la compatibilità della disciplina regionale con il quadro costituzionale e nazionale.
Nel dibattito ha un ruolo anche il territorio reggiano, dove il servizio Informare segue da anni il tema del fine vita. Reggio Emilia viene inoltre indicata nel testo come un punto di osservazione sulla qualità delle cure palliative e sulla presa in carico dei pazienti, all’interno della più ampia discussione regionale.