Tre minorenni della provincia di Reggio Emilia sono tra i 17 indagati sul territorio nazionale in un’inchiesta su propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con l’aggravante terroristica. Il procedimento è stato condotto dai carabinieri del Ros e dalla Digos, sotto il coordinamento della Procura nazionale antiterrorismo.
Le attività investigative, avviate nel 2024, hanno portato alla notifica, alla fine di luglio, degli avvisi di conclusione delle indagini. Soltanto tre degli indagati sono maggiorenni. Per i tre giovani reggiani, due ragazzi e una ragazza, la competenza passa ora alla Procura e al Tribunale per i minorenni di Bologna. Uno di loro vive a Reggio Emilia, mentre gli altri due risiedono in provincia.
Le accuse e le chat utilizzate
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre avrebbero partecipato, a vario titolo, ad attività organizzate attraverso gruppi Telegram e WhatsApp denominati Movimento Rivoluzione Nazionale e B.A.A.R.N.. Nelle conversazioni sarebbero comparsi contenuti contro ebrei, omosessuali e persone di colore, oltre a messaggi negazionisti dell’Olocausto e istruzioni per confezionare ordigni.
Agli indagati vengono contestate anche presunte spedizioni punitive contro minoranze e avversari politici, ronde notturne e la disponibilità di coltelli e armi da sparo. I carabinieri del Ros avrebbero documentato alcune delle azioni pianificate, non tutte portate a termine. Il materiale raccolto è stato acquisito nell’ambito di perquisizioni eseguite in 16 province.
Gli episodi ricostruiti dagli investigatori
Il 13 settembre 2024, sei degli indagati, tra cui un sedicenne residente a Reggio Emilia e l’altro giovane reggiano, si sarebbero incontrati in città indossando abiti militari. L’obiettivo, secondo l’accusa, era cercare un nordafricano ritenuto responsabile di un furto. Il gruppo non sarebbe però riuscito a rintracciarlo.
Il 29 settembre 2024, a Modena, alcuni partecipanti alle stesse chat avrebbero tentato di colpire il Circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzionaria. L’azione non sarebbe andata a compimento perché le forze dell’ordine sarebbero intervenute prima che venissero confezionati gli ordigni. Alla ragazza reggiana viene inoltre contestata l’affissione di manifesti con contenuti omofobici e slogan inneggianti a una Reggio fascista.
Le perquisizioni hanno coinvolto i comandi provinciali dei carabinieri di Reggio Emilia, Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento. Agli interventi hanno partecipato anche gli agenti della Digos di Verona, con il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione e il supporto delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento. Le accuse dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento.