Crisi aziendale

Bcs, Fulchir fa marcia indietro: sindacati in allarme

La procedura per il passaggio alla Newco si blocca: coinvolti tre siti produttivi e l’occupazione.

Bcs, Fulchir fa marcia indietro: sindacati in allarme

Fim e Fiom esprimono profondo rammarico e forte preoccupazione per il ritiro del gruppo Fulchir dall’acquisizione di Bcs, storica azienda attiva nella progettazione e nell’assemblaggio di trattori. La decisione, comunicata al tavolo dedicato alla vertenza, mette in discussione il percorso previsto per la continuità produttiva e la tutela dei lavoratori.

La vicenda riguarda lo stabilimento di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, e gli altri due siti produttivi di Abbiategrasso e Cusago, nel Milanese. Le strutture nazionali dei sindacati metalmeccanici hanno diffuso una nota unitaria il 23 settembre 2026, denunciando quello che definiscono un grave passo indietro rispetto agli annunci dei giorni precedenti.

Il confronto sulla Newco

Secondo quanto riferito da Fim e Fiom, il tavolo avrebbe dovuto segnare una svolta nella vertenza, con l’attivazione della procedura prevista dall’articolo 47 e il passaggio del personale alla Newco del gruppo Fulchir. L’obiettivo era accompagnare il trasferimento dei lavoratori e consentire la ripartenza delle attività produttive nei siti Bcs.

Nel corso dell’incontro, però, il gruppo Fulchir avrebbe comunicato l’intenzione di ritirarsi dall’accordo prospettato. La scelta è stata motivata, secondo la ricostruzione sindacale, dalle criticità finanziarie pregresse, dai debiti nei confronti dei fornitori strategici e dai rischi legati alla gestione della vecchia società.

La richiesta dell’amministrazione straordinaria

Per i sindacati, la marcia indietro smentisce gli annunci diffusi nei giorni scorsi e aggrava l’incertezza sul futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti. Fim e Fiom sostengono che non ci sia più tempo da perdere e chiedono l’immediata attivazione dell’amministrazione straordinaria.

Lo strumento, secondo le organizzazioni dei lavoratori, consentirebbe di congelare la massa debitoria e di mettere in sicurezza gli stabilimenti rispetto alle azioni dei creditori. La gestione affidata a un commissario pubblico dovrebbe inoltre garantire, nella prospettiva indicata dai sindacati, una transizione trasparente e una cornice giuridica più sicura per eventuali investitori interessati a rilevare le attività.

La vertenza resta quindi aperta e coinvolge direttamente la continuità produttiva di Bcs, il futuro dei tre stabilimenti e la posizione del personale. Le organizzazioni metalmeccaniche ribadiscono che l’amministrazione straordinaria rappresenta, allo stato attuale, l’unica strada considerata percorribile per tutelare occupazione e attività industriali.