Progettato tra il 1959 e il 1961 nella zona Canalina di Reggio Emilia, il nucleo residenziale Nebbiara è oggi conosciuto come Villaggio Architetti. L’insediamento fu ideato dalla Cooperativa Architetti e Ingegneri, i cui professionisti ne furono anche tra i primi abitanti. Tra loro c’era Osvaldo Piacentini. Il complesso è inserito nel censimento delle architetture italiane del secondo dopoguerra.
Il progetto si ispirava a modelli abitativi nordeuropei, in particolare scandinavi, danesi e anglosassoni. Secondo l’architetto Andrea Zamboni, si tratta del primo esempio in Italia di case a schiera. La scelta tipologica rappresentava una novità per l’epoca e puntava a organizzare gli spazi non soltanto intorno alle singole abitazioni, ma anche attraverso luoghi destinati alla vita collettiva.
Un insediamento pensato per vivere insieme
Il complesso era formato da 18 unità abitative, con una superficie media di circa 110 metri quadrati. Le case potevano essere ampliate in base alle esigenze delle famiglie e disponevano di aree verdi private. A queste si aggiungevano uno spazio verde comune, un fabbricato destinato alle autorimesse e un edificio per i servizi condominiali. La Cooperativa Architetti e Ingegneri curò anche la progettazione degli arredi.
Il carattere comunitario dell’intervento fu riconosciuto già nel 1961, quando l’insediamento venne premiato dall’Istituto nazionale di Architettura. Chiara Piacentini, figlia di Osvaldo, ha ricordato la vita del villaggio nei primi anni: nelle 18 famiglie residenti c’erano 51 bambini e il complesso si trovava ancora in mezzo alla campagna.
Nel tempo, il Villaggio Architetti ha mantenuto parte della sua impostazione originaria. Oggi vi abitano figli e nipoti dei primi residenti, insieme a persone arrivate successivamente. Anche queste ultime, secondo le testimonianze raccolte, hanno riconosciuto nello spazio abitativo uno spirito di condivisione che continua a caratterizzare l’insediamento di Reggio Emilia.