Mena Istafanous, 26 anni, resterà in carcere dopo la convalida dell’arresto e la conferma della misura cautelare disposte dal gip Francesco Panchieri al termine dell’udienza in tribunale a Reggio Emilia. Il giovane è accusato di tentato omicidio plurimo per l’aggressione avvenuta domenica sera all’interno del distributore Ego di via Martiri di Cervarolo.
Assistito dall’avvocato Franco Beretti, Istafanous ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’udienza è durata pochi minuti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 26enne avrebbe aggredito una donna di 66 anni, colpendola con un cacciavite, forse anche alla testa, per poi travolgere con un’auto una giovane di 24 anni e un uomo di 49, intervenuti per soccorrerla.
Le verifiche sull’indagato
La procura, con il sostituto procuratore Denise Panoutsopoulos, contesta all’indagato una condotta potenzialmente letale per tutte e tre le persone coinvolte. I feriti sono sopravvissuti riportando traumi, ma la donna aggredita per prima potrebbe avere bisogno di un nuovo intervento chirurgico. Le immagini della videosorveglianza vengono considerate un elemento rilevante per ricostruire la sequenza dei fatti.
Restano da chiarire, invece, le condizioni psichiche del giovane e la sua eventuale imputabilità. Il legale ha depositato una documentazione relativa ad accertamenti sanitari e si valuta la possibilità di individuare una struttura adeguata alle condizioni del 26enne, attualmente ritenuto non idoneo a una diversa condizione rispetto alla detenzione.
Il contenuto del cellulare
Gli investigatori esamineranno il telefono cellulare di Istafanous, che non disponeva di un computer. I periti analizzeranno i contenuti audio e video del dispositivo: l’incarico è già stato assegnato. La pista del terrorismo, precisano gli elementi finora raccolti, rimane esclusa.
L’indagato, secondo una prima ricostruzione, si era chiuso in casa da circa un anno, in uno stato paranoico. A fine luglio era stato preso in carico dal Centro di salute mentale dell’Ausl dopo essere stato indirizzato da un medico a uno psichiatra di sua scelta, ma aveva partecipato soltanto al primo colloquio e non si era presentato al successivo.
In tribunale erano presenti anche la madre, il padre e la sorella del giovane, apparsi costernati e intenzionati a non essere ripresi. L’avvocato Matteo Marchesini dovrebbe assumere formalmente la difesa della donna di 66 anni, mentre il legale Nicola Nardomarino assiste la 24enne coinvolta nell’aggressione insieme al 49enne.