Cautela legale

Tre minorenni reggiani nell’inchiesta sulla presunta rete neonazista

Bucchi e D’Andrea assistono due adolescenti: il fascicolo è ancora coperto dal segreto istruttorio

Tre minorenni reggiani nell’inchiesta sulla presunta rete neonazista

Quattordici persone sono indagate nell’inchiesta su una presunta rete di estrema destra che, secondo gli inquirenti, avrebbe diffuso propaganda neonazista, suprematista e antisemita attraverso chat ospitate sul social network Telegram. Tra gli indagati figurano tre minorenni della provincia di Reggio Emilia: due ragazzi residenti in città e una ragazza che vive in un comune del comprensorio ceramico.

Le ipotesi degli inquirenti

L’attività del gruppo sarebbe stata orientata alla diffusione di contenuti inneggianti ad Adolf Hitler e alle SS. Per questo, in relazione alla presunta organizzazione, è stata utilizzata l’espressione neonazismo 4.0, con riferimento all’impiego delle piattaforme digitali per la circolazione della propaganda estremista.

Gli investigatori stanno cercando di verificare se all’interno della rete esistesse una vera e propria cellula reggiana. Nel settembre 2024 alcuni appartenenti al gruppo si sarebbero incontrati a Reggio Emilia con l’intenzione di compiere una spedizione punitiva contro uno straniero. L’azione, secondo quanto emerso, non sarebbe però andata a buon fine.

Nei canali sottoposti a monitoraggio sarebbero inoltre comparse istruzioni per la costruzione di esplosivi e per aumentarne la capacità offensiva, oltre a materiale relativo all’uso di armi bianche e da fuoco. Le figure ritenute di riferimento della rete sarebbero residenti in Veneto. Si tratta, tuttavia, di ipotesi investigative ancora da verificare nel corso del procedimento.

La posizione dei due difensori

Uno dei minorenni reggiani è assistito dall’avvocato Noris Bucchi, che ha invitato alla prudenza considerando la delicatezza dell’inchiesta. Il legale ha sottolineato che il procedimento riguarda un minorenne, si trova ancora nella fase preliminare e che la documentazione, molto corposa, deve essere esaminata con attenzione.

Analoga cautela è stata espressa dall’avvocato Ernesto D’Andrea, difensore di un altro indagato della provincia. Secondo quanto riferito dal legale, il suo assistito è uno studente senza precedenti problemi con la giustizia e con buoni risultati scolastici. Il ragazzo avrebbe dichiarato di essere finito casualmente in una delle chat monitorate.

Le dichiarazioni dei difensori si inseriscono in una fase nella quale il quadro accusatorio deve ancora essere definito. L’inchiesta dovrà stabilire il ruolo dei singoli indagati, l’effettiva consistenza della rete e l’eventuale presenza di una struttura organizzata nel Reggiano.